Cosa è successo alla Giornata Mondiale 2021

Cosa è successo alla Giornata Mondiale 2021

È davvero strano: forse per una casualità l‘evento di Blulink è stato posizionato l’11 Novembre. Strano perché questo giorno, che nel nostro calendario gregoriano è dedicato a San Martino, un tempo rappresentava il Capodanno Celtico, motivo per cui in molte zone della pianura padana rurale ancor oggi si dice “fare San Martino” invece che traslocare. Perché l’11 Novembre, conclusi i raccolti estivi ed autunnali, scadevano i contratti ed in particolari quelli di mezzadria: coloro a cui non erano stati rinnovati si trovava costretti a trasferirsi altrove.
In senso lato traslocare significa anche cambiare, mutare orizzonti e prospettive e l’evento “Quality for Italy – Italy for Quality” centra in pieno un tema caldissimo ed attuale: la sostenibilità.

Sostenibilità

Non sono più indispensabili le immagini che ci portano in casa bombe d’acqua, tornado tropicali, incendi apocalittici e drammatici smottamenti per farci capire che nella natura qualcosa sta cambiando, qualcosa di molto rilevante, qualcosa che oggi avviene molto vicino a casa nostra e magari domani capiterà alla nostra stessa casa. Solo che la coscienza dello stravolgimento del clima non basta, occorrono contromosse decise, sistematiche e generalizzate a tutti i livelli.
L’evento Blulink, posizionato proprio nei giorni del Cop26 di Glasgow che ci ha discretamente frastornato con i suoi cerimoniali barocchi e le innumerevoli dichiarazioni d’intenti (che non costano niente), spicca per due elementi: da una parte la individuazione degli scenari e delle norme che affollano la galassia della sostenibilità, dall’altra la precisazione che il processo che dobbiamo mettere in atto – direi come specie umana, non riduttivamente come aziende o singoli Stati – non può che essere articolato, pianificato nel medio-lungo periodo e soprattutto sostenuto con tenacia.

Cambiare non è una decisione, è un salto di mentalità

Due sono stati gli interventi chiave del convegno, senza voler togliere nulla agli importanti contributi dei relatori di Studio Galgano e dell’AICQ:

  • quello di Bernhard Konzet, amministratore delegato di Blulink, che si è soffermato sul contesto e sugli scenari normativi
  • quello di Vincenzo Romanò del Gruppo Bitron, che ha illustrato il loro pecorso lungo la direttrice della sostenibilità.

L’interesse degli oltre 200 partecipanti è stato decisamente molto alto, nonostante che due ore di evento via web richiedano una forte capacità dei relatori per tener focalizzata l’attenzione. Lo conferma l’adesione praticamente totale al questionario sullo stato del “progetto sostenibilità” nelle loro aziende:

  • il 70 % ha tranquillamente ammesso che non esiste ancora
  • il 6 % che è in atto (attenzione: è una percentuale molto ma molto alta!)
  • il 24 % che stanno ragionando e valutando le strategie.

Dalla teoria …

Bernhard Konzet non si è nascosto dietro a un dito e lo ha affermato senza perifrasi: investire in sostenibilità non è semplice e, si sa, le aziende spesso si muovono solo quando forzate o costrette, mentre ad oggi non esiste un significativo stimolo da parte del mercato. Inoltre è tutt’altro che agevole calcolare al centesimo il ritorno dell’investimento in materia, a fronte di sforzi sicuramente consistenti. Quindi può nascere la tentazione di procedere ad un semplice “green washing”, una spruzzata di dichiarazioni sul sito, qualche bel cartello nei corridoi, un documento programmatico di effetto e magari senza il pregio della concretezza.
Konzet si è soffermato anche sul ruolo del “Sustainability Manager”, vero fulcro dell’iniziativa … a patto che disponga di poteri e budget adeguati. È questo il ruolo che deve riuscire a conciliare la gestione ordinaria con le attività innovative. Se questa autorità (dotata di budget, sottolineiamo di nuovo) non gli viene concessa, diventa viceversa lui l’anello debole della catena. Si tratta di scenari già vissuti in relazione a precedenti norme quali Qualità, Sicurezza e Ambiente.
Una via per fare chiarezza sarebbe la definizione di indicatori semplici da comprendere e condivisi, che comprendano aspetti economici e sociali, in aggiunta a quelli ambientali in senso stretto. E qui siamo ancora indietro, ma ci si sta lavorando.

 

 

… alla pratica

Vincenzo Romanò è entrato successivamente negli aspetti più operativi, illustrando il percorso (parlare di soluzione è prematuro) intrapreso da Bitron, un Gruppo della meccatronica da oltre 1 Miliardo di Euro di fatturato e poco meno di 8.000 addetti in 16 stabilimenti disseminati per il mondo.
Un elemento chiave, ha spiegato tra l’altro, è il coinvolgimento di Clienti e Fornitori, considerando che nel contesto industriale di oggi ogni azienda si trova posizionata all’interno di una catena di imprese. Utile, a questo proposito, il “portale fornitori” che hanno realizzato per condividere tool e metodologie, oltre che informazioni. Perché all’interno di un processo che richiede competenza e pazienza – Bitron ha iniziato a lavorarci nel 2005, mica ieri – c’è molto spazio anche per la tecnologia. Una citazione per tutte: l’adozione di sistemi di TAC (tomografia assiale computerizzata) che permettono di visualizzare la geometria interna di componenti difettosi, un sistema più veloce ma soprattutto non distruttivo e che quindi non genera rifiuti.
Istruttiva anche la schematizzazione dei differenti livelli del loro cammino verso la sostenibilità: una prima fase mirata all’analisi della situazione di partenza e alla conformità, una seconda che ha guardato all’efficienza una terza ancora in corso che mira all’ottimizzazione.
Il modello di riferimento? A dispetto di quanti possano pensare che i “vecchi” modelli del Sistema Qualità ISO 9000 siano oggi superati, rimane ancora valido il concetto del PDCA, il cammino ripetitivo ma con spirali di efficienza crescenti che viene scandito dalla successione di Plan-Do-Check-Act. Il Ciclo di Deming, insomma, che torna in prima linea.

 

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